E ora fuori.

Chissà cosa fa pensare a tanti  giovani o meno giovani consiglieri del Partito Democratico che la sconfitta in Abruzzo dipenda dall’alleanza con Di Pietro (che però stranamente continua a guadagnare punti) e non dallo schifo che è venuto fuori con la scorsa presidenza. E quello che sta continuando a venire fuori. E non dallo schifo che è venuto fuori su Napoli. E non dallo schifo che è venuto fuori su Genova. E non dallo schifo che è venuto fuori su Firenze. Che faccio continuo?

Trovo che sia un po’ troppo semplice dire “non c’è due senza tre”

Quello che penso, e probabilmente la mia analisi politica è anche un po’ rozza poiché sicuramente non tiene conto di un bel po’ di cose – che o non so o non voglio sapere che è meglio – è che questo Partito Democratico ha bisogno di trasmettere un’aria completamente diversa. Anche sotto il profilo della moralità politica. S’è perso il senso della differenza fra destra e sinistra, e anche fra onestà e disonestà, tra le due parti politiche. E non basta l’alleanza con Di Pietro a ripulire le anime di queste persone.

E’ inutile sbattere le mani sul tavolo e continuare a ripetere strillando “noi siamo di sinistra”, “noi siamo onesti”. No, non lo siete. E se conosco io i motivi della disonestà anche di uomini del Partito Democratico, penso che ormai li conoscano buona parte dell’elettorato Democratico.

Ho ventotto anni e le prove tecniche di governo degli uomini del PD non mi sono piaciute affatto. Vedo la mia città, Roma, governata per 15 anni dal centrissimosinistra, e per sette dall’attuale leader del PD, distrutta, patria di centri commerciali, con quartieri dormitorio dove non è previsto tessuto urbano per creare dei cittadini e non dei consumatori. Si imita Parigi per la Notte Bianca ma non per Bercy, evidentemente costa troppo.

Questa è Roma dopo l’amministrazione Rutelli – Veltroni. E’ anche la città dell’asfalto sempre distrutto, delle buche ad ogni piè sospinto (e non ci vuole un genio per cambiare la ditta che fa la manutenzione, no?), e della discarica di Malagrotta con tutti i privilegi che ne conseguono. E chissà quante altre che non so, o non mi ricordo.

Questi uomini non hanno saputo interrompere, o anzi hanno addirittura creato, giochi di potere, e di poteri piuttosto zozzi, sono gli uomini che hanno riconfermato Di Carlo (l’assessore regionale dimissionario per i fatti di Malagrotta, che poi è stato al Comune di Roma come presidente mi pare ATAC e come assessore al traffico per anni), sono uomini che non hanno saputo portare un’idea a Roma, se non quella del rossetto al maiale attraverso i festival del cinema e le case di tutte le arti e mestieri. E lo dico essendo uno che lavora nello Spettacolo, quindi dovrei essere felice di cotanta attività artistica in città.

Non credo ad una delle parole di speranza e di positività del Sig. Veltroni, che ormai ha perso agli occhi del mondo e del suo elettorato una qualunque parvenza di credibilità, anche come leader di un partito che ormai perde pezzi dopo pochi mesi dalla nascita. La grande forza Democratica si sfarina, e più si sfarina lui insiste su questa grande forza che evidentemente, se c’è, non è in grado di esaltare, di guidare, di accentuare, di sostenere, sospingere…

Auspico un cambio di leadership di questa gente, voglio persone a cui posso credere se mi fanno lo stesso discorso di Veltroni. Voglio persone con un valore politico e di leadership, voglio persone che non abbiano fatto favori a gente di dubbia moralità. Voglio persone che anche nei fatti portino avanti un’idea di mondo differente dalla cementificazione, dai Porta di Roma, dai RomaEst e Euroma, per poi trovarci una città in ginocchio dopo una settimana o poco meno di pioggia.

La leadership di Veltroni, come dice giustamente Gilioli, non può essere ancora legittimata dalle finte primarie dello scorso anno. E’ passato un mondo nel frattempo. E’ successo di tutto. Il PD ha perso la Capitale, dove governava, di fatto, da quindici anni. Vuol dire solo una cosa: che hai lavorato male.

C’è bisogno di un atto di rinnovamento, innanzitutto, proprio per ripulire la classe dirigente ormai troppo compromessa. Compromessa è la giusta parola.

Allora potrò riprendere a votare PD. Altrimenti, nel frattempo, hanno perso anche il mio voto.

Quindi non ci affrettiamo a buttare la croce addosso a Di Pietro, che sarà rozzo, sarà furbo o populista, ma quantomeno porta avanti una politica chiara, netta e definita, anche sotto il profilo dei “valori”. Politicamente e comunicativamente, al momento, vale mille Veltroni.

P.S. Ecco, tutto questo l’ha sintetizzato, ancora una volta, perfettamente, Gilioli, in questo post.

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2 risposte a “E ora fuori.

  1. Quello che considero l’aspetto più negativo dell’operato di questa sinistra è il modo di intendere il concetto di opposizione politica: la critica distruttiva del Governo non è fare opposizione, e, nei rari casi in cui c’è effettivamente una controproposta alle iniziative della destra passa in secondo piano a vantaggio del solito, sterile concetto “abbasso Berlusconi”.
    Ovvio che poi l’elettorato percepisce come leader, gente tipo Di Pietro.Veltroni ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di guidare questa malconcia sinistra, checché lui ne dica (vedi ad esempio qui). Piuttosto, uno che mi sembra stia facendo fruttare il proprio mandato è Zingaretti, eletto alla Provincia di Roma: io lo vedrei bene al posto di Veltroni, perché, da quello che il suo operato (coerente!!) lascia presagire, potrebbe conferire al PD un’identità e dei valori.

  2. Pur abitando a Roma, non mi sono effettivamente ancora reso conto dell’operato di Zingaretti. Si dice che sia stato eletto alla fine dei conti grazie al fratello. Mah, con la sconfitta romana direi che un’analisi politica di questo tipo sia veramente poca cosa.
    Però sicuramente concordo con te con il fatto che Veltroni ha ampiamente dimostrato di non essere all’altezza. Non è all’altezza, e lo dimostra quotidianamente, di governare un partito, con tutte le difficoltà del caso. Risulta quindi assai scontato non ritenerlo all’altezza come presidente del consiglio. Questo sembra non voler essere compreso. E’, anche, una questione di immagine. L’immagine di Veltroni è ormai compromessa, si è bruciato, gli è andata male. Game over.
    La necessità dell’ “uomo forte”, mi pare di aver sentito qualcuno dirlo in direzione nazionale del PD, è dietro l’angolo. Niente da fare, siamo sempre due passi indietro. L’ “uomo forte” è già stato ampiamente scelto dal popolo italiano. Cos’altro è Berlusconi se non l’ennesimo padre padrone che tanto piace al nostro elettorato? Diventa dunque questione di responsabilità civile, prima ancora che necessità democratica, presentargli un’alternativa valida, perché la china è sicuramente rischiosa, al di là delle valutazioni politiche, proprio perché, checché se ne dica, il politico Berlusconi non è un politico “normale”, è lì la sua forza, ma anche la sua debolezza.

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