Dove vogliamo andare?

 

Evidentemente abbiamo davvero perso la bussola.

Diverse persone, nel leggere questi miei interventi su questo blog, o nell’ascoltarmi in conversazioni e in chiacchere in tre dimensioni, mi hanno chiesto per quale motivo non porti le mie istanze, o le mie riflessioni all’attenzione di qualcuno nel PD.

Al netto del fatto che più o meno credo che quello che scrivo e quello che dico non sia tanto diverso da quello che pensano, scrivono, dicono tanti altri elettori decisamente delusi (e diciamo probabilmente elettori sotto i 35 anni), al netto di tutto questo c’è da dire che da una parte l’infrastruttura PD mi sembra estremamente distante da me e non ho davvero la più pallida idea di dove andarmela a cercare.

Dall’altra non ci siamo a vicinanza anche per una certa quantità di altre questioni. Forse non sono un vero e proprio elettore del PD.

Mi considero distante da un certo genere di riflessioni che, mi pare, rifiutino di prendere atto dello stato delle cose, ossia che vi è un gran bisogno, a sinistra, di sentire una differenza di statura nella classe dirigente proposta. E che buona parte di questa statura risiede nella parola onestà, irreprensibilità, se così si può dire.

Non è che si può dire che non esiste un partito degli onesti perché adesso ci colgono con le mani nella marmellata. Serve un fottutissimo lavoro sulla classe dirigente che proponiamo al Paese, anche se questo Paese si chiama Roccacannuccia, che garantisca che le persone elette siano in grado di mantenersi su un grado molto elevato di onestà. E non c’entra niente – questa morale – con quella religiosa. E’ molto più vicina alla vita politica nella Grecia o Roma antica, per dire.

Lo dico e lo ripeto: il tratto, la grande differenza, la prima coordinata che permette a me e a tanti altri come me di sapere per chi votare è proprio questo: sapere che il mio voto andrà ad una persona che gioca la propria credibilità politica sulla possibile sua condotta civile e morale, e, chiaramente, morale. E non esiste paracadute di seggi europei. Niente di tutto questo. Chi non ci sta è fuori.

Non mi sembra così particolarmente complicato, penso ce la possa fare anche la classe dirigente del PD ad arrivare a gestire in questo modo i propri candidati.

Il pensiero in tutto questo è piuttosto lineare, e avrebbe diversi effetti collaterali. Comporterebbe il rinnovamento della classe dirigente, in maniera del tutto automatica e senza personalismi, e sarebbe un forte, un prepotente segnale verso gli elettori.

E forse potrei riprendere a votare PD, e come me tanti altri.

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