Sono stanco di suonare davanti a gente che applaude per il motivo sbagliato.

Leggo. Seguo il link e ci rimango  sempre peggio.

Poi non ditemi che non si tratta di regime.

Dove indaga l’artista? L’artista si muove inevitabilmente nell’ambiguità. L’artista, quando è capace, provoca reazioni, e, soprattutto, immagina scenari. Cosa c’è di così scandaloso di una bambina di pochi anni che perdona il suo stupratore? O meglio: non è forse estremamente bello il fatto che si racconti una storia del genere? E la pedofilia – ça va sans dire – è sicuramente qualcosa di veramente schifoso, tremendo, orribile, orrendo, tremendo, e via, aggiungete voi l’attributo che preferite. Ma non è questo il punto. Non confondiamo le cose, anche se sulla confusione delle due cose vive questa gentaglia che si avventa oggi su questo brano. Immaginare un essere senza sovrastrutture – come sono effettivamente i bambini – che esprime pietas nei confronti di un vecchio, laido, che compie violenza verso di lei e nel farlo cade a terra morente. Non è una splendida immagine forte, che colpisce profondamente? Non ho ancora ascoltato il brano, né ho letto il testo, ma trovo che solo l’idea già basti per entusiasmarmi. Si, entusiasmarmi, perché l’arte prescinde dalla materia ed è pura idea. Ed è fine a se stessa, non vuole educare, giudicare, distribuire colpe. Il bello dell’arte – della musica, del cinema, del teatro e via discorrendo – quando non è ideologia, è proprio questo: si limita a dire, al fruitore lascia tutto il resto. E nell’anno in cui nella maggiore manifestazione nazionalpopolare nazionale si viene a raccontare della possibilità di guarire dall’omosessualità (nel 2009, questa cosa è ben più grave di quanto ce la vogliono far passare), eccellente dimostrazione di (tentativo di) arte ideologica (tentativo perché arte mi pare troppo), il tutto assume contorni ancora più gravi. Il regime c’è, ed è culturale. Non è semplice movimento del conservatorismo. E’ che è proprio pazzesca una semplice presa di posizione di questo tipo. Il concetto di pedofilia culturale è estremamente pericoloso. Bandiremo anche le tragedie greche, tutte composte di cose all’occhio contemporaneo orrende e tremende? Quando ci verrà detto quali storie possiamo raccontare e quali no? Quando ci verrà scritto su una bella lista quali sono i temi affrontabili da un artista? Quando la censura colpisce l’informazione è molto grave, gravissimo, ma quando colpisce l’artista il momento della fine è vicino. Pensateci.

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Una risposta a “Sono stanco di suonare davanti a gente che applaude per il motivo sbagliato.

  1. L’arte è tante cose, è pura idea, è rappresentazione, è allegoria, è rifacimento della realtà (“Lui rifà la polizia con varie voci” era il titolo originale della prima parte de “La terra desolata” di Eliot, poi ribattezzata “La sepoltura dei morti”).
    Nel caso di canzoni come questa (o come tante di De Andrè, o di Guccino i di Lou Reed) penso che l’arte consista soprattutto nel raccontare storie. Cioé quella storia lì, con quei personaggi lì, che a differenza della tragedia greca non devono essere visti necessariamente come paradigmatici. Per me la bellezza di una canzone come “Bocca di rosa” non sta nel fatto che nobilita indistintamente tutte le prostitute ma che dipinge un quadro plausibile, reale. Qualcosa che potrebbe succedere davvero, anzi, visto che è stata raccontata così bene è successa.
    Lo stesso per, non so,”La locomotiva” di Guccini, che se dovessimo considerare l’emblema di qualcosa dovremmo considerare l’11 settembre, no?
    Ma è una storia, una storia “dei primi anni del secolo”, per di più. Se è questo il fine della canzone di si parla qui (che non ho sentito), allora è lecito come quello di ogni altra canzone (compresa quella di Povia, però, anche se mi sta sul cazzo). Se invece è un invito general-buonista al perdono – così, perché in Italia va tanto di moda perdonarte e farlo nel modo più rumoroso possibile – allora, per quel che mi riguarda, vade retro, Gino.

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